GIOCHIAMO?

“Quante volte le mie amiche mi hanno guardata male perché ho saltato un sabato sera in discoteca per riposare in vista della partita del giorno dopo.

Quante volte sono stata zittita in una discussione con dei ragazzi, sentendomi dire che tanto le donne non possono capire nulla di basket. Quante volte mi sono sentita deridere quando raccontavo che sport praticavo, ricevendo sempre la solita ironica domanda “ah, ma perché esiste pure il basket femminile?” Perché verrai etichettata come maschiaccio, e ti dicono che le donne devono fare danza, o giocare a pallavolo, o comunque praticare sport senza un contatto fisico.

Perché altre volte ti diranno che non dovresti fare nessuno sport, che il posto delle donne è in cucina o a stirare o a fare la maglia o altre minchiate del genere, colme di ignoranza e maschilismo. Perché ti prenderanno in giro per la divisa, dicendo che è larga e brutta e troppo mascolina, e che dovresti giocare con dei pantaloncini più attillati che mettano più in risalto il culo, come fanno quelle del volley, guardale, loro sì che sono fighe.

Perché verrai giudicata in base all’estetica, e non importa quanto pulita sia la tua tecnica di tiro, quanto la tua percentuale in lunetta sfiori la perfezione o quanto visionari siano i tuoi assist in contropiede, a qualcuno la prima cosa che verrà in mente nel vederti giocare sudata, struccata e coi capelli raccolti, non sarà sulle tue doti tecniche ma sarà sul fatto che sei figa o più probabilmente sei un cesso.

Perché ti diranno che il basket femminile fa schifo, non lo guarda nessuno, si segna poco, non si schiaccia mai, si sbagliano i terzi tempi, si tira dal petto, solamente perché saranno portati a fare paragoni col basket maschile, dimenticandosi però che gli uomini hanno tutta un’altra forza fisica, un’altra struttura corporea, più altezza, più potenza, più elevazione. Perché verrai bollata come lesbica anche se non lo sei, solo per il fatto di giocare ad uno sport considerato “maschile”.

E se pure fossi lesbica, o qualsiasi altra cosa, spesso non potrai vivere liberamente le tue scelte personali e legittime perché ci sarà sempre qualcuno che dovrà giudicare le vite degli altri, probabilmente per via dello scarso interesse per la propria.

Perché per tutte queste ragioni sarebbe molto più facile mollare ed arrendersi subito, e lasciare la palla da basket in un angolino del garage di fianco alle cose che non usi più. E invece tu non gliela darai vinta a nessuno, e te ne fregherai di quello che dicono e pensano gli altri, della divisa troppo mascolina o del polpaccio muscoloso, o della poca visibilità del tuo sport, o dei lividi, o dei nasi sanguinanti, o di chi ti chiamerà maschiaccio, o farà notare che sbagli dei tiri da sotto e che nelle tue partite si segna poco.

A te basterà avere quel pallone e un canestro in cui tirarlo. Perché sai e saprai che per amare il basket essendo una ragazza ci vuole ancora più passione. sarà proprio l’amore per il Gioco l’unico motivo, l’unica ragione, l’unico brivido, l’unica missione che non ti fermerà davanti a nulla”.

Mario Castelli

Ora facciamo un’azione semplice: sostituiamo il termine “basket” con “meccanica” ed è la storia della mia vita.

Un grazie a Mario Castelli, autore di questo articolo e a tutti coloro che nonostante appartengano all’universo maschile, hanno il cuore e la testa per capire che non c’è bisogno di schiacciare un pallone in un canestro per portare a casa la partita.

Non c’è bisogno di essere Michael Jordan per avere una tecnica pulita di tiro, così come non c’è bisogno di essere un uomo per essere un buon tecnico e saper gestire una produzione prevedendo tutti i problemi che ne conseguono. Siamo delle guerriere. Dal momento in cui veniamo al mondo, dobbiamo sempre dimostrare di essere all’altezza.

Dobbiamo dimostrarlo agli uomini e a noi stesse perché finiamo per convincerci che per avere successo dobbiamo fare il doppio della fatica. Il doppio. Punto. Quando invece tutto ciò che serve è esperienza, dedizione e tanta tanta passione.

La stessa che ti fa levare le scarpe col tacco per entrare in produzione in mezzo all’olio, la stessa che ti fa mettere una divisa di due taglie più grandi per scendere in campo. Oggi, domani, fino a quando avremo voglia di giocare. Mettimi alla prova. Vediamoci sulla metà campo.

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