Oli e Lubrificanti

MAGIA!

«Io posso insegnarvi a imbottigliare la fama, distillare la gloria, addirittura mettere un freno alla morte… sempre che non siate una manica di teste di legno, come in genere sono tutti gli allievi con cui ho a che fare». Queste sono le esatte parole con cui Severus Piton si presentò alla classe di Harry Potter durante la prima lezione di Pozioni alla Scuola di Magia e Stregoneria di Hogwarts. Scena di una epicità memorabile per tutti gli appassionati della saga. Qui, le pozioni sono mescolanze magiche preparate in un calderone con ingredienti dalle proprietà altrettanto magiche. Le pozioni hanno chiaramente effetti diversi e se un “babbano” (cioè uno senza poteri magici) possedesse tutti gli ingredienti e l’attrezzatura necessari alla preparazione di una pozione, non ne sarebbe comunque in grado, poiché il procedimento richiederebbe anche una bacchetta magica.

Quando si parla di oli e lubrificanti, io e i miei tecnici ci sentiamo un po’ come Severus Piton alla prima ora di Pozioni: abbiamo davanti tanto potenziale, ma gli alunni non si applicano a dovere! Poi, dopo anni di lotte, brutti voti e batoste generalizzate in produzione che neanche il Platano Picchiatore, ecco la svolta. Ecco chi ha capito che era necessario recuperare una bacchetta magica.

Un cliente “babbano”, che ha sempre usato un olio intero di base minerale addittivato con viscosità 18 cts,  benchè sulle lavorazioni non avesse particolari problemi, ha iniziato a riscontrare una decisa fumosità che comprometteva il corretto funzionamento dei filtri. Inoltre è stato costretto a prevedere una serie di frigoriferi a bordo macchine per raffreddare l’olio che, con temperature superiori a 40°C, tendeva a risultare più liquido perdendo le proprie caratteristiche di viscosità.

Altro che olio performante… Altro che Felix Felicis… Questo è un decotto imbarazzante!

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IL TUO ASSO NELLA MANICA

Non mi reputo una giocatrice accanita di carte. Le conosco, questo sì. Mi capita di fare qualche partita sporadica tra una chiacchiera e l’altra durante le sere d’estate, sul balcone, mentre sorseggio acqua e menta. I giocatori incalliti sono sicuramente altri. Ho fortuna! Quindi non è sicuramente piacevole per i miei avversari giocare contro di me. Mi capitano di solito diverse mani fortunate, belle carte e, in generale, pesco sempre un sacco di jolly. Perché diciamocelo: a carte bisogna esser bravi, ma anche la giusta dose di fortuna ci da una grossa mano.

I Jolly…..

Mio marito mi dice sempre “…e gioca sto jolly, tanto lo so che ce l’hai…” 

Dopotutto è risaputo che il jolly è una carta col potere di essere giocata in sostituzione di una qualsiasi altra carta specifica in qualsiasi momento della partita. Il suo scopo infatti è quello di dare un vantaggio speciale al giocatore che la possiede, tanto che il termine “jolly” lo usiamo nella quotidianità per indicare qualcosa che può sostituirsi liberamente ad altro o anche, in linea generale, per indicare una opportunità extra, una chance in più. Nelle compagnie teatrali, per fare un esempio, il jolly è il classico “senza parte” che si trova poi ad interpretare un personaggio già assegnato ad un altro attore, nel caso in cui quest’ultimo sia impossibilitato a salire sul palco. Quindi i jolly sono un po’ dei factotum.

Però se usciamo un attimo dall’ottica della scala quaranta sul balcone con la famiglia, i “tuttofare”, i “factotum” o i “jolly”, chiamiamoli come vogliamo, non sono così affidabili. Chi fa tutto, sa sempre arrabattarsi ma non è quasi mai un drago in un settore specifico. Quindi, se vai a fare castagne la domenica con gli amici, ok affidarsi ad un “jolly”, ma se ti trovi a dover assegnare un ruolo specifico o una mansione strategica ad una persona all’interno della tua azienda, non puoi affidarti ad un “jolly” che fa tutto e non fa nulla.

Devi giocarti la carte giuste.

Devi calare l’asso.

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REGOLE D’ORO PER IL TUO PARCO UTENSILI

L’estate 2021 mancherà moltissimo a tanti. Si perchè dopo un lungo inverno, in cui abbiamo trascorso le domeniche e le festività su Netflix invece che sulle piste da sci, l’arrivo dell’estate non poteva essere più bello di così. In tre mesi, abbiamo vinto gli Europei di softball (che non guarda nessuno), gli Europei di calcio (che invece guardano tutti), 40 medaglie (record assoluto) alle Olimpiadi di Tokyo di cui 10 ori, Camila Giorgi vince i WTA 1000 di Montreal, 69 medaglie alle Paralimpiadi di cui 14 ori, 2 ori agli Europei di ciclismo, gli Europei di volley femminile, Filippo Ganna è oro nella cronometro dei Mondiali di ciclismo, 2 ori ai Mondiali di canoa velocità, gli Europei di volley maschile e la lista continua ad allungarsi.

Non male vero? Diciamocelo. Di estati belle ne abbiamo vissute… Ma una così, è difficile ripeterla. In un articolo di Federico Militello, ho letto questa frase che mi ha colpita particolarmente:

“Il nostro Paese, d’altronde, da sempre eccelle come forse nessun altro per eclettismo ed eterogeneità.

Lo testimoniano la top7 nel medagliere storico generale delle Olimpiadi e

addirittura il primo in quello dei World Games.

Siamo una potenza da sempre, da quando esiste lo sport,

sin dai primi vagiti olimpici nell’Antichità.”

Eclettismo ed eterogeneità.

Siamo chi siamo perché abbiamo imparato dai nostri errori. Siamo caduti, ci siamo rialzati più forti e, grazie all’esperienza, siamo tornati vincitori. Abbiamo saputo guardarci allo specchio, abbiamo analizzato i nostri punti deboli, siamo intervenuti in maniera mirata e ci siamo guadagnati così il gradino più alto del podio. Questo lo puoi fare se in panchina hai un allenatore che sa quello che fa. Una persona che sa quello che dice. Una persona che basa il suo operato su anni e anni di esperienza.

È la stessa filosofia che cerco quotidianamente di trasmettere ai miei clienti per le più disparate questioni che possono sorgere.

Prendiamo l’esempio degli utensili speciali.

Attenzione a chi lasci in gestione il parco utensili perché quello che ti serve è avere sottomano delle semplici regole per evitare costi di gestione elevati e magazzini oberati. Prendiamo in mano la situazione come se io fossi il tuo allenatore e tu, la mia squadra!

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CIELO AZZURRO IN UN’ESTATE PIOVOSA

“Era l’estate del 2021…” già con questa semplice premessa, potremo esordire nel prossimo futuro come overture per racconti assurdi di fenomeni estremi. Per usare una metafora meteorologica, per altro non lontana da quanto sta effettivamente accadendo, passiamo da grandine e forti temporali a roventi venti africani nel giro di mezza giornata. Insomma, un susseguirsi di alti e bassi, di sbalzi d’umore collettivo in un’estate da primato. 

Questa estate ne stiamo vedendo delle belle. Lavorativamente parlando, non esistono più vie di mezzo. È sempre tutto più complicato.

Gli ultimi mesi ci hanno abituati ad una vera e propria estremizzazione del lavoro e dei rapporti nonostante le tematiche affrontate siano sempre le stesse. Come se fosse necessario dover dimostrare e difendere costantemente la propria professionalità ed esperienza e, nel momento in cui confermi nuovamente il tuo valore e le tue capacità, inizia un gioco stantio in cui mi trovo costretta a brandire spada e scudo e concentrarmi nel difendere la mia professionalità e quella dai miei collaboratori. Questo mi capita sistematicamente quando metto l’evidenza davanti agli occhi di chi per anni non si è preso cura del proprio parco macchine.

Come se, invece di focalizzare la propria attenzione sulle mancanze reiterate per anni di mal gestione dei propri transfer per poi stendere un piano di intervento risolutivo, è meglio concentrarsi sul trovare la breccia che possa invalidare la mia opinione di esperta e l’operato dei miei collaboratori che hanno invece come unico scopo risolvere il tuo problema in produzione.

Mi sembra quasi che il tuo obiettivo non sia più risolvere l’emergenza grave che ha determinato un fermo macchina improvviso per poi godere dei benefici di un partner qualificato ed esperto del settore come me, bensì provare in tutti i modi che io stia prendendo una cantonata quando ti dico: “occhio perché il tuo transfer sta per saltare in aria”. Stai pur certo che facendo questo lavoro da sempre, non prendo cantonate.

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404: FATAL ERROR

Quella che sto per raccontarti è la classica storia di un fermo macchina. Anzi, è la storia di come rincorrere un problema possa in realtà distruggere la produttività quando basterebbe adottare delle strategie mirate per prevenire l’insorgere di questi problemi. In un mondo altamente competitivo, digitalizzato e dalle catene di produzione sempre più articolate e dettagliatamente monitorate, avere un anello fragile come un vecchio transfer su cui non si effettua la dovuta manutenzione, che può fermarsi da un momento all’altro, ti pone in una posizione svantaggiosa rispetto alla concorrenza, non potendo sempre garantire le scadenze delle commesse o la costanza della qualità dei pezzi prodotti. Ora immagina: è lunedì mattina e il direttore di produzione di una grossa realtà si prepara ad affrontare la settimana appena cominciata.

È sereno perché c’è tanto lavoro da fare (cosa non così scontata di questi tempi)

e la sua Azienda ha appena firmato un contratto molto ghiotto con una Società quotata in borsa.

Devono consegnare il saldo di una commessa molto grossa che sarà il trampolino di lancio verso la consacrazione dell’Azienda nell’olimpo dei grandi produttori di componenti meccanici.

Arrivato in Azienda, il direttore di avvia verso la produzione per monitorare lo stato di avanzamento della commessa, la qualità del prodotto e lo stato delle macchine……

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“I 5 MODI PER CAPIRE CHE IL TUO TRANSFER STA SALTANDO PER ARIA”

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