NOTTI MAGICHE

Nel 2019 una legge ha reintrodotto a scuola l’insegnamento dell’educazione civica. La cosa bella è che ci sono centinaia di argomenti connessi e correlabili tra loro volti alla comprensione delle dinamiche di natura economica, civica e ambientale della nostra società.

Sicuramente l’idea è quella di sensibilizzare le menti più giovani, migliorare le loro competenze civiche, spingendoli verso una condotta critica per poter affrontare diversi temi in maniera consapevole e adulta.

Fin qui, tutto bene.

Fin qui, tutti d’accordo.

Poi però arriva il 2020 e sappiamo tutti cos’è successo.

Arriva un lockdown che ci costringe tutti in casa per mesi. Arriva una troppo breve boccata d’aria estiva che ci ricatapulta da capo all’inizio dell’autunno per poi farci affrontare uno degli inverni più faticosi da gestire degli ultimi decenni. Ed è qui che la gente comincia a dare di matto.

Gli effetti collaterali della pandemia sono evidentissimi, a cominciare dallo shock della reclusione per il lockdown, al senso di incertezza verso il futuro, alla angoscia, alla precarietà. Ed ecco allora che gli stessi ragazzini che si stavano preparando a diventare adulti consapevoli e responsabili, piombano in uno stato di disinteresse generale, disimpegno e non curanza. Negli ultimi mesi si sono registrati tantissimi casi di gruppi di giovani che si davano appuntamento nelle piazze cittadine per dare il là a risse epocali; c’è stato un aumento di episodi legati ad atti vandalici a beni di interesse storico artistico e culturale e via discorrendo…

Poi, un mezzo miracolo.

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“LE DONNE NON GIOCANO” [cit.]

Si aggiungono croccantezze alle già note vicende che ruotano attorno al tanto discusso “politically correct”. Passiamo infatti dal polverone senza senso che gravita attorno alla povera Biancaneve baciata dal bel Principe senza il suo consenso, all’allontanamento da una cena di una nota comica casertana che è stata costretta ad abbandonare un tavolo riservato ai soli uomini facenti parte della Nazionale Italiana Cantanti per poi sedersi da un’altra parte destinata alle donne.

Tutto ciò è meraviglioso se si pensa che passiamo da un eccesso all’altro in un battito d’ali. Proviamo indignazione per la protagonista di una favola che lava i panni a sette nanetti e poi facciamo alzare da tavola una ragazza di 22 anni per il semplice fatto di essere una donna che prende parte ad un evento benefico in un contesto notoriamente maschile.

Che poi, quale migliore occasione di un evento benefico ad alto seguito mediatico, per poter giocare la carta del politically correct al quale siamo tutti apparentemente così legati e portare a casa consensi gratis dal pubblico? Invece no. Sapete perché? Personalmente credo che il nocciolo della questione stia proprio nel termine “apparentemente”. Perché per quanto tutti si nascondano dietro un finto senso civico e spirito di accoglienza, questi sono gli stessi che attraversano ancora la strada quando vedono arrivare sul loro lato del marciapiede qualcuno che reputano “diverso”. Che sia per il colore della pelle, per la sua provenienza, per il suo credo, per quello che volete.

Se la Nazionale Cantanti che vanta una storia di anni e anni di lotte per l’inclusione, per la solidarietà e il sostegno verso i deboli e i diritti di tutti, arriva a compiere una gaffe di tal portata, possiamo fingere quanto vogliamo ma restiamo sempre ad anni luce da una parità di genere che, per ora, esiste solo negli occhi di chi guarda Biancaneve e il bel Principe Azzurro col coltello tra i denti.

Quanto può dare fastidio agli uomini che adesso ci siamo pure messe a giocare a pallone? Sport nazionale per eccellenza, poi.  “Le donne non giocano” non fa altro che sottolineare da quanta ignoranza siamo circondati. Andatelo a dire a Carolina Kostner, a Bebe Vio o a Federica Pellegrini che “le donne non giocano”.  Andatelo a dire a Valentina Vezzali, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri con delega allo Sport nel Governo Draghi che “le donne non giocano”.

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UN PRINCIPE AZZURRO PER IL TUO TRANSFER

Sono mesi di polemiche gratuite su tutti i canali televisivi. Ogni argomento diventa un pretesto per creare paturnie, problemi e polemiche. Invece di instaurare un dibattito sano, sembra che l’unico nostro obiettivo come società sia quello di creare un pretesto per potersi lamentare di una problematica in realtà inesistente. In tutto questo, mi sono imbattuta in un post sui social network di una bellezza disarmante. Ho riso. L’ho riletto. Ho riso di nuovo e mi ha fatto riflettere. Il post, che ha collezionato non poche condivisioni, recita:

“La matrigna di Biancaneve dopo aver sposato il sovrano vedovo trova il modo di assassinarlo. Non contenta, sapendo che avrebbe solo temporaneamente ereditato il gruzzolo e il trono,  convince il guardacaccia a portare la figliastra nel bosco e sgozzarla (circonvenzione di incapace, omicidio premeditato, istigazione a delinquere).

E vuole il cuore in pegno come testimonianza dell’avvenuto infanticidio (vilipendio di cadavere, mutilazione di cadavere). Poi,  lasciando stare che la stronza non riesca a distinguere  il cuore di una cerva da quello di una donna… (ritardata), la fanciulla si rifugia per mesi presso sette nani.

Sette! Ricordate che è minorenne ( …..)

Alla fine la maledetta decide di avvelenarla con uno stratagemma, (furto di identità,  tentato omicidio, spaccio di arte medica, detenzione di veleni senza autorizzazione). Lei si addormenta, non muore. Va in coma. Alla fine il principe azzurro la bacia e la sveglia dal coma. Oh… è la prima cosa non orrenda che le capita da anni…

Lei si innamora e lo sposa, eredita trono, regno, quattrini e accoppa la stronza. E in tutto questo delirio di crimini che manco tre puntate di quarto grado, voi altri ritardati acefali vi preoccupate che il bacio del principe non fosse “consensuale”. A voi da piccoli v’hanno menato troppo poco. Oppure v’hanno menato solo sulla testa.”

Non conosco l’autore di questo breve testo, ma lo ringrazio. Lo ringrazio per avermi fatto ridere, per aver fotografato un momento sociale di reale disagio: si ha bisogno di trovare un problema dove il problema non c’è. Come se di problemi non ce ne fossero abbastanza da gestire. Parimenti a questa politica auto-persecutoria, c’è la tendenza opposta a girare la testa dall’altra parte quando il problema, quello vero, bussa alla tua porta.

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LE DONNE E LA MECCANICA

Viviamo in anni difficili. Anni in cui la singola parola scelta, il vocabolo, la locuzione può essere travisata e male interpretata. Viviamo negli anni del politically correct o meglio detto “del politicamente corretto”. Il punto è che la tendenza ad esasperare questo concetto (estremamente giusto in origine) non porta ad altro se non alla perdita proprio della correttezza alla base di questa ideologia. Se devo condannare Biancaneve e i sette nani (pellicola storica di Walt Disney del 1937) perché la povera Principessa lava due piatti e cucina per i nani, di “corretto” non c’è rimasto più nulla. Siamo perfettamente in grado di comprendere che un cartone animato degli anni ’30 aveva ancora un’idea un po’ retrograda della figura della donna…

Non c’è bisogno di scendere in piazza e bruciare tutti i VHS Disney che ci sono rimasti in casa. Come tutte le esasperazioni e gli estremismi gratuiti, anche il politically correct deve trovare la giusta via di mezzo. L’espressione “correttezza politica” traccia una linea al di là della quale si instaura un atteggiamento sociale di attenzione e rispetto formale verso tutte le categorie di persone. Parliamoci chiaro: il problema vero è che si parla ancora di “categorie”.

Il problema è a monte!

Non è certo una pellicola del 1937 il problema. Qualsiasi idea quindi, o comportamento che si oppone a questa politica “corretta” appare quindi, per contro, politicamente “scorretta”. Vogliamo parlare di Grease? Pellicola cult degli anni ’70 con John Travolta e da Olivia Newton-John che dipingono uno scenario tipico della fine degli anni ’50.

Ecco Grease è stato da poco definito “sessista, omofobo e misogino”. Ora, invece di andare a demonizzare una pellicola di cinquant’anni fa, perché non ci concentriamo sul qui e ora? Giammai! Concentriamoci su situazioni paradossali come la polemica sterile su un musical vecchio di mezzo secolo…

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Oli e Lubrificanti

FAQ: SIAMO SOTTO ATTACCO ALIENO?

Ogni tanto capita di ricevere una serie di domande dai consumatori di oli ed emulsioni che ciclicamente si ripresentano. Un po’ come dei piccoli avventurieri che si approcciano per la prima volta alla foresta. Un po’ come un bambino di pochi anni che chiede e richiede sempre le stesse cose. Le risposte che cerca gli servono per consolidare le sue conoscenze e placare la propria ansia. Se ti stai facendo delle domande rispetto alle emulsioni che utilizzi, sei sulla strada giusta. Farsi delle domande è il primo passo per preservare la salute dei tuoi operatori e del tuo parco macchine con un approccio migliorativo verso la qualità delle lavorazioni.

Un miglioramento a 360°. Ecco le principali domande che mi vengono fatte dai clienti:

Quali sono le conseguenze di un attacco batterico a livello delle emulsioni?

Devi sapere che i batteri si cibano fondamentalmente di olio. Quando la concentrazione batterica supera un certo limite è facile notare un impoverimento repentino della concentrazione di olio che si traduce in problemi di ruggine e instabilità dell’emulsione che viene privata dei suoi componenti principali.

Anche il pH si abbassa drasticamente perché le componenti alcaline dell’olio, che servono come protettivi per i metalli, vengono a mancare. La presenza batterica può dare adito alla formazione di melme maleodoranti che andranno ad intasare i filtri, si potrebbero depositare nei circuiti, nelle griglie di separazione e via al circolo vizioso.

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