Oli e Lubrificanti

CATTIVI ODORI IN OFFICINA?

Mia figlia da piccola era una divoratrice seriale di cartoni animati e questo mi ha conferito per osmosi una certa conoscenza di questo vasto mondo dell’immaginazione. Ogni tanto infatti, dopo aver visitato alcune officine meccaniche, mi sento come il Maestro Splinter: anziano ratto mutante, padre adottivo e maestro delle tartarughe ninja che vaga in condotti puzzolenti per crescere e trasformare quattro esserini col guscio capitati per sbaglio nelle fogne, in abili guerrieri. Questo capita perché molto spesso, entrando in officina, vengo assalita da un odore tutto fuorché piacevole. Le definizioni più comuni che mi sono sentita dire sono: “Perdoni l’odore di topo morto, Signora”, “Ecco qui c’è un po’ puzza di fogna, non ci faccia caso” e, se c’è confidenza, scherziamo tutti con battute del livello “Chi ha messo le Superga senza calze?”, “Hai aperto tu il gorgonzola?” e via discorrendo fino alle cloache maleodoranti di Calcutta.

Tutto questo non è imputabile alla scarsa igiene di nessuno, tantomeno alla presenza di tartarughe mutanti nelle tubazioni dell’azienda. Il tutto è semplicemente riconducibile ad una scelta non corretta delle emulsioni.

Nonostante un inizio abbastanza goliardico, la questione è piuttosto seria. Per spiegarla al meglio bisogna fare un passo indietro e partire dalle emulsioni.

L’emulsione olio/acqua è un sistema piuttosto instabile ed è soggetto a rapida degradazione. Ricordiamoci sempre che, in media, abbiamo il 95% di acqua e solo il 5% di olio. Questo 5% di parte oleosa deve fare un lavoro decisamente complesso.

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IL SUPEREROE DELLA TUA AZIENDA, SEI TU

Bruce Wayne è un ricchissimo uomo d’affari che decide di intraprendere una guerra spietata contro il crimine che serpeggia a Gotham City, con indosso un costume da pipistrello. Ho passato un sacco di tempo a chiedermi il perché di questa scelta bizzarra.

Perché proprio un pipistrello? Dopo anni ho scoperto che Wayne voleva incutere timore ai nemici sfruttando proprio ciò che più lo terrorizzava: “I pipistrelli mi fanno paura, che li temano anche i miei avversari”. Ed ecco Batman! Un semplice essere umano, privo di superpoteri, che fa affidamento sulle proprie conoscenze, capacità e abilità. Ecco perché è un personaggio che ho sempre ammirato: è uno di noi che sceglie di mettersi al servizio degli altri. Niente Kryptonite o forza sovrumana…

Bruce Wayne è la quintessenza del duro lavoro e della dedizione: si sottopone da sempre ad allenamenti fisici estremamente intensi, a diete rigorose, trattamenti mirati fino ad ottenere un profilo perfetto sotto ogni punto di vista.

Un essere umano che combatte per gli essere umani.

Potrebbe essere il tuo vicino di casa.

Potresti essere tu.

Potrei essere io, fatto salvo per il costume da pipistrello perché non penso mi calzerebbe a pennello.

Poi arriva l’ormai famigerato 2020 e Gotham City, dopo essere stata attaccata da una terribile epidemia causata da quel cattivone di Ra’s al Ghul, si trova completamente allo sbando. Il crimine serpeggia, il commissario Gordon è ormai in pensione e Batman si trova da solo a combattere una battaglia senza precedenti, con il Bat-segnale a forma di pipistrello piantato fisso sul cielo nuvoloso di Gotham.

Ed ecco la comparsa degli improvvisati: una schiera di cantinari cicciottelli che pensano che sia sufficiente infilarsi una calzamaglia nera per eguagliare le gesta dell’Uomo-Pipistrello.

Non fatico ad immaginare come, in una Gotham in ginocchio, l’onesto cittadino in difficoltà si accontenti del primo scappato di casa col mantello. Anche solo per non avere la scocciatura di lanciare il Bat-segnale nel cielo. Peccato che questo soffra di vertigini, la calzamaglia gli vada stretta e l’elmo fatto in cantina gli porti via il 75% del suo campo visivo.

Sei alle prese col Joker e hai scelto di affidarti ad una brutta copia dell’unico professionista su piazza in grado di tenere testa alla situazione.

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Oli e Lubrificanti

NEBBIA IN VAL PADANA

Ho sempre trovato qualcosa di estremamente poetico nella nebbia. È silenziosa. È malinconica. È introspettiva. Anche Pascoli disse la sua sull’argomento. Si rivolge alla nebbia come ad una vecchia amica e le chiede di nascondergli le vicende passate e lontane, perché provocano solo pianto e dolore. Quante volte, durante le sere d’inverno, abbiamo visto la nebbia come una barriera difensiva che potevamo ergere tra il caldo del nostro soggiorno e il mondo esterno, lasciandoci vedere solo ciò che è vicino. Noi brianzoli conosciamo bene questa sensazione. Chiunque sa che il nostro paesaggio è famoso per la nebbia che lo avvolge, soprattutto nelle stagioni più fredde e nelle giornate più uggiose, circondando lo scorrere delle ore di un alone misterioso. Un fenomeno atmosferico all’ordine del giorno, è vero, ma per noi brianzoli la “scighera” non è solo nebbia.

E’ un momento, un modo di essere, uno stato d’animo. Ti entra nelle ossa e nell’anima e ti fa venir voglia di polenta e gorgonzola, di lesso con la mostarda, di minestrone. Cose così. Il bello della scighera è che la trovi nei campi, nei vicoli silenziosi dei paesini o nelle strade delle città.

Offusca i contorni delle chiese, delle case e ci restituisce  un senso di protezione. Quasi materno. Potrei andare avanti all’infinito. Tutto questo è molto bello finche la schighera resta fuori, all’aperto. Poi te la trovi nella tua officina e ti passa la poesia in un attimo.

Sappiamo bene che le lavorazioni meccaniche producono calore. L’utensile infatti arriva ad altissime temperature e sui punti di contatto con il metallo in lavorazione viene irrorato il refrigerante. Che sia olio intero o emulsionabile la sostanza non cambia.

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LE MIE “GUERRE STELLARI”

Nel 1977 George Lucas ci regala un capolavoro dal nome Guerre Stellari dando vita ad una storia che incarna magistralmente l’eterna lotta tra il bene e il male in quel ormai celebre “campo di energia mistica da cui tutti traggono il loro potere chiamato LA FORZA”. Anakin Skywalker è il personaggio più geniale di tutta la saga. È un ragazzo chiamato a compiere qualcosa di immenso. In molti articoli è descritto come il predestinato. Colui che è atteso dalle profezie. Il messia dell’intera Galassia. È colui che riporterà equilibrio nella Forza. Così, il desiderio di controllare la situazione a tutti costi, dettato dalla paura di perdere ciò che più ama, lo trasforma in ciò che più di ogni altra cosa teme: Darth Vader, il prevaricatore.

Altruismo ed egoismo, luce e lato oscuro.

Guerre Stellari altro non è che la metafora fantasy delle battaglie personali che vengono combattute da ognuno di noi nella nostra quotidianità. La differenza è che noi non spostiamo oggetti con il pensiero e non ci muoviamo per la Galassia a bordo di incrociatori stellari.

Così, come la flotta dei Ribelli che da anni sfianca l’Impero Galattico nel tentativo di rovesciarlo per tornare alla Repubblica, tra duelli epici e battaglie su navi stellari, con il tempo e l’esperienza ho capito che esistono battaglie che vale la pena combattere e altre no.

Alla fine è come posizionare i pezzi di un puzzle: per un po’, ci ostiniamo ad incastrare un pezzo impossibile nel luogo sbagliato, poi il tempo e un punto di vista più saggio riescono, alla fine, a mostrarci la verità. Le battaglie ci insegnano che, a volte, perdere fa parte del gioco. Perdere insegna. Anakin Skywalker perde, cede al lato oscuro e, seppur intrappolato in una tuta biomeccanica corazzata, è il più “umano” di tutti e sì, alla fine è proprio colui che riporterà equilibrio nella Forza.

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IL VADEMECUM DELLA MANUTENZIONE PREVENTIVA

Mi reputo una grande estimatrice di proverbi:  frasi ripetute in famiglia soprattutto dai nonni, basate sul buonsenso e sull’esperienza delle generazioni che ci hanno preceduto. In questo scenario, “Prevenire è meglio che curare” è un proverbio di una attualità disarmante visto che viviamo in un momento storico in cui ci sentiamo paralizzati dalla paura per qualunque cosa. La prevenzione, alla fine, è l’insieme delle azioni finalizzate a impedire o ridurre un rischio. In altre parole, è la riduzione della probabilità che si verifichino eventi non desiderati. La cosa meravigliosa è che questo concetto ha validità in ogni ambito.

Quante volte abbiamo sentito parlare di “prevenzione” in campo medico? Quante volte abbiamo sentito parlare di “prevenzione” in campo ambientale? Bene, io parlo di “prevenzione” in campo meccanico. Parlo di tutti quegli interventi che sono rivolti all’eliminazione o alla riduzione dei rischi che possono generare dei fermi macchina improvvisi e deleteri per la produzione.

Guardiamoci allo specchio per un istante.

Voglio fare un esempio semplice ma efficace: l’Italia ha un patrimonio edilizio ad elevata vulnerabilità sismica perché se consideriamo la nostra densità abitativa, gli insediamenti produttivi e il patrimonio storico, artistico, monumentale, in rapporto alla frequenza e alla forza dei terremoti che lo interessano, siamo unici al mondo.

Siamo unici al mondo anche per le violazioni urbanistiche e della disciplina antisismica. Siamo famosi, anche se dovrei dire “famigerati”, per i nostri condoni e le sanatorie. Costruiamo dove non dobbiamo, utilizziamo materiali non idonei e poi ci ritroviamo tutti a piangere di fronte alle immagini che passano i telegiornali.

Rincorriamo sempre il problema anziché prevenirlo.

La prevenzione è un concetto talmente semplice che sembra non comprenderlo nessuno.

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